4.I.5. Il demone della casa

L'OTTAVO GIORNO (1985-2000)

Il futuro è già passato

 

 

 

5° sogno: “ Il Demone Della Casa d’Infanzia “ (1993 al 1997, 10/01/1998)

 

ADULTO: Nel 1993 anche il sogno della “Montagna d’Acqua” terminò, lasciando il posto ad un altro, ben più difficile da affrontare per la mia psiche. Questo fu, tra tutti quelli fatti, il peggiore sogno che io ricordi della mia adolescenza, sia perché era quello più frequente, sia perché mi riguardava molto da vicino, infatti, non rappresentava sciagure o cataclismi che, come negli altri sogni, si abbattevano sulla gente in generale, ma era qualcosa che riguardava solo me, e che solo io potevo capire. Per più di quattro anni tormentò, nel vero senso della parola, le mie notti fino al 1997, alternandosi al 3° e 4°. Solo dopo aver sognato, quella che chiamo “ La Fiamma di IAH “ (vedi Parte II) sono riuscito a liberarmi di tutti i sogni ricorrenti e solo ora mi rendo conto di un piccolo particolare, forse insignificante: i sogni ricorrenti si sono raggruppati in gruppi di tre, e nel momento in cui uno cessava, ne iniziava subito un altro con nuove caratteristiche, che evitava di rompere il terzetto. Come se non bastasse, dal momento in cui il primo trio si creò, ogni nuovo sogno, che n’entrava a far parte, in sostituzione di un altro, assumeva caratteristiche sempre più complesse e distanti dai precedenti e, per questa specifica prerogativa, i gruppetti di tre sogni durarono sempre di più nel tempo. Questo lo si può costatare dal fatto che il primo terzetto durò un solo anno, il secondo due anni, il terzo ben quattro anni (si vedrà bene nel grafico riportato al termine del capitolo).

 

 

RAGAZZO:

 

Sono, ormai, quasi due anni che ho cambiato casa, ed il sogno de “La Montagna d’Acqua“ sembra essere terminato, così com’era successo due anni fa per quello de “La Psicosi Aliena “. Oggi 4 maggio 1993, ho avuto un altro sogno, veramente molto difficile da sopportare anche per un giovane sedicenne come me. Questo sogno è completamente diverso da quelli fatti finora, perché si svolge nel passato. Mi ha colpito il fatto che, come avvenne nei sogni precedenti, io sono adulto, più di quanto lo sia in realtà. Il viaggio, che solitamente mi portava in un futuro “normale”, in cui non era strano che io fossi già un giovane uomo, questa volta mi ha condotto in un passato “anomalo”, in cui l’unica cosa fuori posto sembrava essere proprio la mia maturità...

 

 

ADULTO: Nel sogno rividi i miei amici d’infanzia ed i miei nonni ancora in vita, e tutti i particolari che accompagnarono quel periodo sembravano essere al loro posto…sì tutti tranne la mia età! Il sogno, che inizialmente si riferiva al mio reale passato, mutò improvvisamente, rivelandomi un mondo irreale, dove convivevano sia la mia vita passata sia quella futura. Ancora adesso rileggendolo ho i brividi...tormento!

 

 

RAGAZZO:

 

…In questo nuovo sogno, è come se dal futuro tornassi indietro per sistemare qualcosa che, disgraziatamente, ho lasciato in sospeso nel passato, qualcosa di terrificante che si cela nella mia casa d’infanzia: il demone, di tutte le mie paure infantili, mi aspetta per eliminarmi!

 

 

SOGNO: “ Sembra un giorno come tanti altri, il cielo non limpidissimo minaccia maltempo, il freddo del rigido inverno sembra solo un ricordo lontano (neanche troppo, se penso che siamo ancora ai primi giorni di primavera), noto le prime gemme sui rami degli alberi più arditi, e come al solito trovare parcheggio è un’impresa assai difficile. Per coincidenza passo nei pressi del viale in cui abitavo da bambino e penso che forse lì potrò trovare parcheggio. Essendo una strada chiusa piuttosto stretta è abbastanza difficile fare manovra all’interno, anche per il fatto che i residenti parcheggiano su entrambi i lati riducendo al minimo lo spazio per il passaggio. In questo momento penso che la scelta di un’utilitaria non è stata per niente una scelta sbagliata, infatti, vedo a pochi metri un posto che sembra fatto su misura per la mia macchina. Senza troppi sforzi parcheggio e scendo dalla vettura. Chiudo la portiera con un colpo deciso e mi assicuro che sia ben inserito l’antifurto, coi tempi che corrono meglio non fidarsi. Alzo lo sguardo e dopo molto tempo ammiro di nuovo, la mia vecchia casa.

 

Il tempo sembra essersi fermato, tutto è rimasto come l’ho lasciato, i fiori alle finestre, la tenda gialla fuori dal balcone, la siepe e le piante sono ancora lì, sopravvissute all’avanzata dell’asfalto che inghiottì tutti gli spazi verdi del viale. È incredibile notare che dopo tanti anni è ancora tutto uguale…troppo uguale. I lavori di restauro non sembrano essere cominciati. Tutto ciò mi sembra tremendamente strano, l’atmosfera che si vive è surreale ed uno strano silenzio sembra aver preso il posto delle grida e delle risate dei bambini. Guardando le finestre del quarto piano, provo una sensazione tremenda d’angoscia ed abbandono. Sembra che nessuno abiti quella casa, eppure mi era parso di vedere, al suo interno, i riflessi di luce di una televisione accesa. I fiori, poi sembrano curati così come tutto il resto e non c’è segno di ragnatele o polvere. Scrollo la testa cercando d’uscire da questo torpore, per vedere se è tutto frutto di un mio attimo di smarrimento. Non è così. Mi sento perfettamente in forma e la mia mente è lucida, sono nel pieno delle mie capacità. Non riesco a capire il significato di questo ambiente, che sembra ovattato e fuori dal mondo, eppure, ad un centinaio di metri, sulla mia destra c’è una strada trafficata, dalla quale anch’io sono giunto qualche minuto fa, ma anche le vetture, che passano continuamente, sembrano essere macabramente mute. Osservo la strada principale, dalla quale sembra non arrivare nessun rumore, e nonostante il desiderio di raggiungerla al più presto, una forza oscura e tremenda, mi trattiene impedendo i miei movimenti, anzi, mi attira in direzione della casa. Scruto attraverso le trasparenze, dovute al vetro ambrato di cui è costituita parte del portone, e, tra un riflesso e l’altro, riesco a distinguere la base della scalinata marmorea che si trova al suo interno. Un sibilo di vento mi taglia la guancia destra facendomi distogliere, per un attimo, l’attenzione da ciò che si trova al di là della piccola vetrata che sigilla l’ingresso della costruzione. Quando, un istante dopo, sposto di nuovo lo sguardo, la figura di un bambino, mi guarda attraverso i vetri scuri. La parte sinistra del suo corpo è nascosta dall’armatura d’ottone che completa la rimanente parte del portone. Il volto di questo bambino è spento, come se i suoi muscoli facciali non avessero la possibilità di muoversi. Rimango impietrito nell’incrociare il suo sguardo triste. Nei suoi occhi sembra trovarsi un vuoto profondo che mi rapisce prosciugando le mie forze vitali. Le braccia lasciate pesantemente lungo i fianchi, esprimono l’inquietudine di un corpo privo di sensi, che continua a fissarmi senza fare il più piccolo movimento ed emettere il benché minimo rumore. Capisco che la forza misteriosa, che mi attrae violentemente verso la casa proviene da quel bambino che pare inanimato, ma che in realtà nasconde un potere occulto e devastante. Lentamente, egli appoggia le piccole mani contro i vetri, che nel punto di contatto sembrano liquefarsi mentre il suo volto assume un’espressione impaurita, e guardandomi negli occhi sembra implorare il mio aiuto. Dopo un attimo di indecisione decido di avvicinarmi a lui per cercare di capire cosa minaccia la sua spensieratezza. Guardandolo attentamente, il suo viso mi risulta vagamente familiare…non ho più dubbi…quel bambino sono io! Adesso ho la certezza di trovarmi in un mondo irreale. Il solo fatto di vedere me stesso bambino, è sufficiente a creare nella mia mente una confusione spazio-temporale non indifferente, inoltre, nel preciso istante in cui riesco ad identificarmi in quella creatura, questi inizia a correre su per le scale perdendosi nell’ombra. Mi dirigo con passo lento in direzione del portone, stando attento a non cadere vittima di qualche strano scherzo. Provo a suonare i campanelli per vedere se qualcuno è in casa, ma nessuna voce mi risponde. Sto per desistere dall’entrare quando, il primo rumore, udito in questa strana atmosfera, mi avverte che qualcuno, o qualcosa, ha aperto la serratura per permettermi di continuare il cammino, alla ricerca di quello strano fanciullo… alla ricerca di me stesso…”.

 

RAGAZZO:

 

…Il dettaglio dell'antifurto dell'auto è davvero fantastico. Ancora oggi non ho mai avuto l'antifurto! Il bambino invece è davvero agghiacciante...non ricordavo di essere così triste.

 

 

 

ADULTO: Questo sogno risultò leggermente diverso dagli altri perché si svolse, in pratica, a puntate legate tra loro, in cui la parte successiva riprendeva sempre dal punto esatto in cui, quella precedente, si era interrotta e a volte al termine del sogno, invece di perdere i sensi, vedevo le immagini sparire di colpo. Il mio sonno, da quel punto in avanti, continuava per qualche ora privo di sogni, nella più assoluta oscurità ma con una sorta di sospesa coscienza.

 

 

RAGAZZO:

 

Oggi 26 maggio 1993 ho rifatto il sogno di qualche settimana fa. Voglio ricordare che la notte, del 4 maggio, in cui ho fatto per la prima volta questo tremendo sogno, fu diversa dalle altre. Quando mi svegliai la mattina seguente, ho avuto la sensazione di non aver portato a termine qualcosa. Bene, oggi, dopo il sogno di questa notte, forse ho capito cosa…

 

 

SOGNO: “ …Apro il portone e con atteggiamento deciso entro nella casa in cui trascorsi i “migliori anni della mia vita”. Tutto è rimasto come allora, tant’è, che osservando la parete sul lato sinistro delle scale, riesco ad intravedere ancora la macchiolina rossa che si formò il giorno del trasloco. Lo ricordo come se fosse ieri quel giorno freddo e piovoso, in cui inavvertitamente, scendendo le scale, il robusto traslocatore appoggiò il polpastrello sanguinante, contro la gialla parete. Chissà perché ho sempre provato una forte repulsione nei confronti di quella macchia. È come se avesse assorbito energia dalla struttura portante dell’edificio, animandosi, a tal punto che ogni tentativo di lavarla via risultò vano. Oggi, a distanza di anni, è ancora lì, più viva che mai. La sua oscura forza mi intimorisce, ma ho ancora impresso nella mente lo sguardo bisognoso del bambino, che sembra essersi dileguato nel nulla, così penso che sarebbe da vigliacchi abbandonarlo al suo destino. Sono passati soltanto pochi minuti dal momento in cui l’ho visto, ma è come se lo conoscessi da una vita. Se mi concentro sono in grado di capire perfettamente ciò che prova, e soprattutto ciò che teme. La sua enorme energia mi ha attirato fin lì, ma ora che sono entrato posso avvertire una forza ben più grande e demoniaca, la quale proviene dalla soffitta. Le gambe mi tremano, l’atteggiamento sicuro svanisce lasciando il posto a paure che pensavo fossero un ricordo lontano. Percorro gli scalini con lo sguardo e un brivido mi corre lungo la schiena quando noto che la porta del primo piano è aperta. Da essa esce un’energia spettrale che mi gela il sangue. Mi faccio coraggio e salgo le scale in direzione della porta, la luce diffusa lungo il pianerottolo si affievolisce man mano salgo i gradini. Giunto in prossimità della porta del primo piano, una voce profonda e disperata ne fuoriesce dicendo:

 

-È molto tempo che ti aspettiamo! Finalmente ti sei deciso a tornare. Stai attento! Non salire ulteriormente se non vuoi rischiare di fare la nostra fine. Il demone ci aveva detto che saresti tornato per lui. Ha detto che ha bisogno del sangue e delle anime di tutti coloro che hanno vissuto e sofferto in questa casa, e tu non fai eccezione. Vattene finché sei in tempo. Vattene! Ti vuole...sei suo! -

 

Tra me e me penso che non posso andarmene senza prima aver visto in che condizioni si trovano mia nonna e mio zio, che ancora abitano al secondo piano. Le pulsazioni del mio cuore aumentano vertiginosamente. Affretto il passo per sfuggire all’ansia che sta prendendo il controllo incontrastato del mio corpo. Non faccio nemmeno in tempo a salire i primi tre gradini, che mi sento bloccare con forza alle spalle. Mi giro di scatto e quasi svengo per lo sgomento che provo nel vedere la mia vecchia vicina del primo piano che con un braccio scheletrico e pallido mi trattiene usando le sue residue forze. È terribile! Non riesco a capire se sia viva o morta! Il suo volto è bianco e scarno e gli occhi, spalancati e senza palpebre, sono affossati nelle orbite. Il collo è pieno di grinze e a rendere il tutto terribilmente angosciante, è che ancora indossa il vestito che aveva il giorno in cui ho lasciato questa casa. La luce se ne va all’improvviso lasciandomi nel buio più totale. Una voce proveniente dalla soffitta ride di gusto come se potesse sentire l’odore della mia paura… “.

 

 

RAGAZZO:

 

…Stamani, mi sono svegliato con una sensazione tremenda, mista tra angoscia, terrore e inadempienza. Mi sento come qualcuno che, inerte di fronte alle sue paure, è costretto ad abbandonare i propri cari in situazioni di pericolo.

 

 

ADULTO: Mi ci vollero quattro lunghi anni per superare queste sensazioni! Per tutto questo tempo continuai a cercare dentro di me le forze per cambiare le cose e solo dopo tanti insuccessi riuscii nel mio intento.

 

 

RAGAZZO:

 

È il 20 novembre 1995, ed ho compiuto 18 anni da soli due mesi. Speravo che diventare maggiorenne mi avrebbe dato l’energia necessaria per uscire dal tormento dovuto ai sogni ricorrenti, ma anche dopo due mesi, dal fatidico giorno, ciò non è ancora accaduto. Sono aumentati solo i particolari del sogno che più mi terrorizza. Oltre a tutto quello che ho già raccontato, di questo sogno angosciante, devo aggiungere questa parte successiva:

 

 

SOGNO: “… Decido di continuare, e in quel momento lo spettro, della mia vecchia vicina di casa, scompare all’interno del profondo buio del suo appartamento la cui porta sembra murarsi all’istante diventando tutt’uno con le pareti. Non capisco se sia dovuto ai miei occhi, ma mi sembra che la luce sia aumentata di intensità. Questo mi rincuora, almeno in parte. Le scale sono formate da due rampe parallele di 13 gradini ciascuna, e sono collegate tra di loro da due pianerottoli lunghi circa tre metri. Ora mi trovo su quello intermedio tra i due piani. Ci sono due appartamenti per piano. Da questa posizione posso vedere l’appartamento dei miei nonni. Osservo attentamente la porta, la quale è chiusa, e mi affretto ad ultimare gli ultimi gradini che mi separano dalla conoscenza di ciò che è accaduto in questa casa dal giorno in cui me ne sono andato. Supero anche l’ultimo gradino, sebbene con un passo più cauto, e giungo davanti all’appartamento dei mie nonni dando le spalle alla porta d’ingresso del secondo alloggio che si trova al secondo piano: quello in cui abitai dal 1985 all’ottobre del 1991. Sento una “presenza” maligna dietro di me che sembra avvicinarsi un millimetro alla volta, molto lentamente. Non ho il coraggio di girarmi e con agitazione suono ripetutamente il campanello dei genitori di mio padre sperando che qualcuno mi apra offrendomi una via di fuga dal mostro che mi insidia da tergo. Sento la “presenza” sempre più vicina. Ne percepisco il movimento. È come se enormi e potenti mani tentassero di raggiungere il mio collo e la mia schiena per potervi affondare unghie affilate. La porta non si apre in nessun modo ed in preda al panico rimango paralizzato, non riuscendo nemmeno a conoscere l’aspetto del mio assalitore, in attesa che qualcuno venga in mio aiuto. Unghie taglienti graffiano la mia schiena e per il dolore perdo i sensi…”

 

 

ADULTO: Il coraggio che avevo smarrito lungo le scale rappresentava la sola chiave per aprire la porta della casa dei miei nonni. Tale coraggio non lo trovai subito. Dovetti rifare il sogno decine e decine di volte prima di avere la forza di girarmi ed affrontare il mostro. La conclusione del sogno, fino a quel giorno, era dovuta ad un tremendo dolore alla spina dorsale, causata dall’attacco del piccolo demone del pianerottolo il quale, senza che io sia riuscito a vederlo, ha sfogato la sua forza su di me. Perdevo i sensi, straziato dalla sofferenza fisica, ed una voce accompagnava la mia disfatta con questa frase: “ Povero piccolo tenero stupido!“, dopodiché tutto si faceva nero ed il sogno terminava.

 

 

RAGAZZO:

 

Oggi 7 dicembre 1996, dopo più di un anno in cui il sogno non è cambiato di una virgola, questa notte le cose hanno assunto un altro aspetto. Ho ormai diciannove anni e sto attraversando un buon periodo della mia vita in cui mi sento molto più sicuro. Un particolare che ha sicuramente favorito questa evoluzione del mio carattere, oltre al passare degli anni, è che sto vivendo un momento stabile e soddisfacente della mia vita, inoltre, ho trovato nuovi amici con i quali condividere le giornate che prima erano vuote. Da quasi un mese ho iniziato l’Università la quale mi sta aiutando a rafforzare la mente. Questa situazione di totale benessere si sta rivelando importantissima per dare una svolta a tutti questi sogni ricorrenti.

 

 

SOGNO: “ …Trovo in me tutto il coraggio possibile e decido una volta per tutte di voltarmi a fronteggiare il demone. Nel momento in cui sto per voltarmi, la porta si apre e vengo risucchiato all’interno dell’appartamento lasciando le mie paure ed insicurezze fuori. L’atmosfera è calma e rassicurante, la luce è soffusa ed ambrata e dalla cucina provengono i profumi di un ottimo pasto. Mi lascio guidare dai sensi e arrivo dinanzi alla porta a vetro della sala da pranzo. La apro dolcemente ed entro. All’interno tutto è pulito e scintillante, i riflessi del tramonto entrano dalla finestra che si trova in fondo alla stanza. Immersa in un’incredibile gioco di luci ed ombre vedo mia nonna seduta sulla sua sedia che a testa china sembra rilassarsi. Prima che possa raggiungerla, ella si gira guardando nella mia direzione. Sento la sua voce uscire lentamente dalle labbra socchiuse, con queste parole:

 

- Sei molto cresciuto …- Accenno un sorriso mentre la frase continua - …sei stato molto bravo ad arrivare qui, però la strada è ancora molto lunga e difficile. La presenza che hai incontrato nel pianerottolo non è nulla in confronto a quella che si trova nel tuo appartamento. Tu devi trovarla ed imprigionarla nel passato per sconfiggerla e solo così verrai in possesso delle chiavi della soffitta nella quale risiede il vero demone, quello che solo tu puoi e devi eliminare. Se riuscirai nell’impresa, e solo allora, torna qui e conoscerai il segreto che si cela nella tua mente. Mi cercherai, invano, perché non ci sarò. Sconfiggi le tue paure e solo così il tuo incubo finirà! -

 

Terminate queste parole, la stanza si svuota di tutto il suo contenuto. Rimane solo una porta ad interrompere la monotonia delle pareti completamente spoglie. Mi avvicino con estrema cautela ed esamino la maniglia, dopodiché apro la porta ed entro in una stanza buia. Sento la porta chiudersi dietro di me e cerco un interruttore della luce. Quando lo trovo, con l’intero palmo della mano, lo premo. La luce ritorna svelando il luogo in cui mi trovo: sono di nuovo all’inizio delle scale a pianterreno…”

 

 

ADULTO: Da quel giorno fino alla fine del 1997, il sogno del “Demone della casa d’infanzia” continuò comportandosi come un videogioco, in cui dopo ogni errore bisognava ripartire dall’ultimo livello raggiunto, fino a quando non si trovava la strada giusta, ovvero, ogni volta che la presenza del mio appartamento, o il demone della soffitta, mi sconfiggevano, mi risvegliavo e la volta successiva il sogno ripartiva dall’ultimo piano, della casa raggiunto. I consigli di mia nonna diventarono quella che sarà chiamata: “La Voce”.

 

 

RAGAZZO:

 

Il 1997 è ormai alle porte ed in quest’ultimo mese, i sogni ricorrenti sembrano essersi intensificati, tant’è che mi chiedo se riuscirò mai ad uscire da quest’incubo. Per fortuna che ogni tanto sogno ancora aerei che cadono!

 

 

SOGNO: “ …Salgo di nuovo le scale, molto preoccupato di ciò che mi aspetta ai piani superiori, ma sono anche conscio del fatto, che, se non voglio impazzire, devo sbarazzarmi del demone della soffitta. Ripeto nella mia mente le parole di mia nonna che si trasformano in un incitamento a proseguire. Supero il primo piano senza alcun ostacolo, infatti, la mia vicina questa volta non appare, anzi la porta del suo appartamento sembra murata nell’edificio, presenta solo la targhetta con il nome della famiglia che vi è dentro. Così sistemata ha un aspetto sinistro, sembra rappresentare una lapide di una tomba familiare, come se le persone al suo interno non fossero più di questo mondo. Seppur con un crescente senso di ansia, continuo a salire le scale giungendo al secondo piano, dove noto che, questa volta, la porta della casa di mia nonna è socchiusa. So bene che la mia attenzione deve rivolgersi all’appartamento accanto, quello in cui ho vissuto e in cui posso trovare il lasciapassare per la soffitta. Mi trovo di fronte alla porta che da anni non valico. È chiusa a chiave, ma lo spioncino è aperto e lascia intravedere una fioca luce bruna di là dell’uscio. Mi avvicino per osservarlo più attentamente e faccio un deciso balzo indietro, quando mi accorgo che quella che io credevo una luce interna all’appartamento, è invece qualcosa di ben più inquietante: è un occhio! Mi sento scrutare fino in fondo all’anima, e comincia a mancarmi il respiro…

 

 

( ADULTO e RAGAZZO: Che fatica ho fatto ad andare oltre! )

 

 

… - Non posso arrendermi! - penso tra me e me - Ne va della mia salute mentale. Devo per forza entrare ed affrontare e vincere le mie fobie, così come disse La Voce -

 

Seguendo la forza che sento nascere in me, appoggio con stentata sicurezza, la mano sulla maniglia della porta e tento di aprirla…invano! Mi viene in mente che nell’appartamento dei miei nonni si trovava sempre un duplicato delle chiavi, utile durante le emergenze. Mi reco, dunque, a prenderlo. L’abitazione, ora, si presenta deserta. Sembra non esserci più nessuno. Cerco il mazzo di chiavi di scorta e dopo pochi istanti sono di nuovo sul pianerottolo. Faccio un respiro profondo e mi sento pronto ad affrontare il mostro. Inserisco la chiave, faccio scattare la serratura ed apro la porta. La casa è buia e senza vita e soprattutto è gelida. Cerco, anche qui l’interruttore, ma le lampadine sono tutte “bruciate”, così devo affidarmi solo alla mia memoria ed al mio senso d’orientamento. Dopo due passi, sulla mia sinistra, trovo la porta della cucina. Gli occhi si sono abituati all’oscurità, e riesco a percepire la poca luce che filtra tra le tapparelle abbassate. Entro in questa stanza, ma capisco che l’energia maligna che percepisco, proviene dalla mia camera da letto. Mi dirigo in quella direzione, stando attento a dove metto i piedi. Trovo con facilità la maniglia della porta e la giro con decisione. La porta si spalanca quasi da sola, ed un computer si accende, laggiù dall’altra parte della stanza, riempiendola di una tenue luce blu. Questa strana atmosfera mi spaventa un po’, cosicché il mio procedere si fa sempre più lento ed insicuro. Lo schermo del computer si gira verso di me, ed una scritta si materializza sul terminale in un acceso rosso:

 

save the key: insert floppy in any drive “ che vuol dire pressappoco così: “ Inserire un dischetto in un drive qualsiasi per salvare la chiave “.

 

Corro verso la scrivania dove si trova il calcolatore elettronico, alla ricerca disperata di un dischetto. Rovisto in mezzo alla confusione, e tra cartacce e cianfrusaglie di ogni tipo, riesco a trovarne uno. Lo inserisco e, con mio gran disappunto, il computer mi indica:

 

disk full “, ossia“ disco pieno “. Sento di avere poco tempo a disposizione, il demone della mia camera si sta materializzando! La tapparella alle mie spalle si solleva improvvisamente, lasciando entrare una spettrale luce bruno-rossastra dovuta alla Luna piena, che si staglia nel cielo limpido della notte in una eclisse parziale. Le ombre degli oggetti, sembrano animarsi guidate dall’energia lunare. Inizio ad udire un respiro profondo, che sembra provenire dall’infinità del tempo e che si fa sempre più forte e vicino con il trascorrere dei secondi. Innervosito, inserisco di nuovo il floppy nel drive e tento di formattarlo in qualche modo. Il sistema si blocca sulla richiesta di una password che purtroppo non ricordo. Sento la “presenza” nella stanza, ma è talmente forte che non riesco a localizzarla in un solo punto…”

 

 

ADULTO: A questo punto del sogno mi trovavo di fronte ad un bivio: scegliere di fuggire oppure di affrontare l’ennesima prova. Penso sia superfluo dire quale fosse la giusta sceltae e quale invece ho fatto per diverse volte ancora!

 

 

PRIMO FINALE (Scelta sbagliata)

 

 

“…Mille mani mi cercano, provenendo da ogni direzione, così, impaurito, decido di abbandonare la camera per uscire dall’appartamento e rifugiarmi in qualche posto. Esco di fretta e anche la più piccola luce si spegne. L’unica via d’uscita sembra essere la porta d’ingresso che entrando avevo lasciato aperta. Mi sento braccato, ma con le residue forze continuo a correre sperando di poter intrappolare il mostro nell’appartamento, una volta fuori. Quando sono ormai a pochi centimetri dalla porta, sento la presenza demoniaca sferrare un attacco alle mie spalle. Mi manca per così poco che comunque avverto la sensazione come di un taglio sul collo. Esco sul pianerottolo, che con mia enorme sorpresa non è più illuminato, ma avvolto nella penombra. Cerco alla disperata di chiudere la porta dietro di me. Le chiavi sono sparite, e come se non bastasse la serratura non fa più contatto con il sembrante di legno della porta, la quale diventa impossibile da chiudere. Ormai in preda alla disperazione tento di rifugiarmi nell’appartamento dei miei nonni, ma la porta è chiusa dall’interno. Il demone mi è ormai alle spalle. Devastato da un dolore lancinante, straziato perdo i sensi.”

 

...Secondo finale...