4.I.2. La montagna d'acqua

L'OTTAVO GIORNO (1985-2000)

Il futuro è già passato

 

 

 

2° sogno: “ La Montagna d’Acqua “ ( 1987 al 1993, ? )

 

 

ADULTO: Il secondo sogno aveva come luogo di svolgimento, un qualsiasi paese di mare, durante una tipica giornata estiva, in cui tutte le persone si divertono sulle spiagge, ed accompagnò per anni quello descritto in precedenza, alternandosi ad esso e a quelli che, anno dopo anno, emergevano dal mio subconscio.

 

 

BAMBINO (pagina di diario smarrita del 1987 e ricreata qualche anno fa sul Libro dei sogni. Enfatizzata per distinguerla da quelle reali, perchè il testo è quello che ricordavo a grandi linee ma non quello originale in cui non ho mai usato iniziare con 'Caro Diario'):

 

Caro Diario,

 

da quasi due anni ripeto frequentemente il sogno sugli alieni. Ho paura ogni sera di rifarlo, e di ripetere la brutta esperienza…tutti quei dischi blu, che volteggiano nell’aria cercando di rapire la gente, mi spaventano. Come se non bastasse stanotte ho fatto un altro strano sogno. Quest’ultimo, è diverso perché ha un rapporto più accentuato con la realtà in cui vivo, diversamente da quell’altro che forse è solo frutto della fantasia di un bambino, impressionato dalla televisione. Anche all’interno di questo sogno sono più grande di adesso…

 

 

SOGNO: “ Mi sveglio in seguito ad una strana sensazione… è come se qualcuno o qualcosa abbia scosso il lettino sul quale mi sono addormentato prendendo il Sole. Penso ad uno scherzo del caldo estivo, ma sentendomi la pelle mi accorgo che è stranamente gelida. Dei miei amici nessuno è nei paraggi, e la persona a me più vicina si trova ad una ventina di metri e sembra tutt’altro che interessata alla mia situazione. Se non è stato uno scherzo deve essere stato qualcosa di veramente insolito; una sensazione simile l’avevo provata solo durante un terremoto che colpì la mia città nel 1986, e che per fortuna provocò solo un forte spavento. Sento una sensazione di pericolo circolare nelle mie vene, anche se ancora non capisco da chi o da cosa devo difendermi. Mi alzo con movimenti il più naturali possibili e comincio a cercare qualcuno con cui discutere dell’accaduto. Scruto attraverso sdrai ed ombrelloni, e tra un movimento e l’altro, il mio sguardo giunge al mare.

 

L’acqua è impressionantemente calma e piatta, tanto da assomigliare ad un lago d’olio; è scura e le onde che s’infrangono sulla costa sono sostituite da una schiuma biancheggiante. Non sembra esserci animale o alga di nessun tipo, il mare sembra vuoto e spento. I bagnanti apparentemente non fanno caso a queste stranezze e continuano con i loro passatempi vacanzieri, quando, lentamente, si alza un vento caldo che aumenta d’intensità con il passare dei minuti. Nella mia mente si prefigura l’ipotesi, che la scossa che mi ha svegliato, possa essere un terremoto marino avvenuto a chissà quanti chilometri di distanza, in mare aperto. La mia paura e che si possa generare un'onda anomala, che se dovesse raggiungere la costa senza trovare sfogo, potrebbe raggiungere dimensioni mostruose. Cerco di esprimere la mia ipotesi all’addetto della capitaneria di porto, in modo da poter avvisare i villeggianti di abbandonare le spiagge per qualche ora in via precauzionale, fino a quando non saranno fatti rilevamenti precisi. Il mare sembra aver scartato la mia ipotesi, per cui non vengo preso in gran considerazione, ma il mio sesto senso mi dice che tutto potrebbe verificarsi da un momento all’altro. Sono convinto che questa volta le leggi della fisica, conosciute, non contino un granchè, perché sono sicuro che ciò che succederà, sarà un avvenimento dovuto a cause ultraterrene; io stesso lascio la spiaggia portando con me quante più persone posso. Come avevo avvertito, all’improvviso, guardando l’orizzonte, vedo materializzarsi lo spettro dei miei timori, un’onda gigantesca alta decine di metri, schiuma con forza e si avvicina a gran velocità verso la spiaggia, aumentando la sua altezza, invece di attenuarsi, con il diminuire della distanza. In molti se ne accorgono e iniziano ad urlare, cosicché, in breve si diffonde il panico assoluto. Lungo la via principale innumerevoli persone, auto, e ogni genere di mezzo di trasporto, si riversano caoticamente nel tentativo di fuggire, generando una congestione del traffico che porta molti a decidere di proseguire a piedi, abbandonando il mezzo lì dove si trova, contribuendo in maniera sensibile ad alimentare il caos che si è creato. Le dimensioni dell’onda mi fanno pensare che l’unica via di salvezza sia radunarsi sui tetti degli edifici più alti, allontanandosi dalla costa il più possibile, perché la sola altezza potrebbe non essere sufficiente. Spero di avere lasciato la spiaggia con sufficiente tempismo per raggiungere il tetto di un Hotel di 5 piani che si trova a circa un 400 metri dalla costa. Mi sono lasciato alle spalle moltissime persone e lo raggiungo con buon margine di anticipo, correndo alla disperata tra vicoli stretti e turisti disorientati, che fino a qualche istante prima erano in cerca di souvenir. Mentre salgo le scale di corsa incontro persone che intasano gli ascensori per raggiungere l’ultimo piano, e qualcuno, che come me preferisce non perdere troppo tempo. Raggiungo il tetto dell’edificio, sul quale si trovano già una trentina di persone “attente alle condizioni del mare”. Guardo l’orizzonte e vedo l’onda ormai giunta a riva, per cui gli ultimi arrivati, con la forza della disperazione, cercano di farsi spazio laddove lo spazio non c’è, urlando isterici per le strade o ai piedi degli edifici più vicini al mare, così quando l’onda giunge sulla costa porta con se uno spettacolo terribile di distruzione, coprendo decine o forse centinaia di persone e costruzioni sotto metri e metri d’acqua nera. Trascina con la sua furia ogni cosa che incontra, distruggendo alberi, insegne, finestre e facendo cadere anche gli edifici meno robusti che si trovano fino a cento, duecento metri dalla costa, fino a quando alla distanza di più d’un chilometro dalla spiaggia, assume le dimensioni di un piccolo specchio d’acqua profondo meno di qualche centimetro. Nella confusione mi trovo immerso in una folla ammassata sul tetto del palazzo, che per fortuna sembra reggere all’enorme peso che l’acqua ha sviluppato. La mia intuizione mi aveva dunque permesso di allontanarmi a sufficienza per mettermi al sicuro, anche se ci è mancato davvero poco. Tale folla mi spinge con violenza contro la recinzione di cemento e proprio quando il pericolo, dovuto all maremoto, sembra essere cessato, sento mancarmi il respiro e perdo i sensi “.

 

...La terra di fuoco...